Ah, la Milano che tutti possiamo amare (o almeno fingere di amare): capitale della moda, del calcio e… delle tragedie improbabili. Entriamo nel vivo di questa commedia di human drama con un protagonista di tutto rispetto, Tiemoué Bakayoko, il centrocampista francese che ha deciso di fare la sua comparsa non sui 90 minuti di campo, ma in una scena degna di un film di gangster di serie B. Perché, d’altronde, a Milano sembra che tutto sia possibile: anche essere fermati dalla polizia, con tanto di pistole spianate, senza dover temere l’ergastolo, ma solo qualche spiegazione di rito.
Il plot twist della questura: il malinteso che fa ridere i polli
Qualche settimana fa, nel cuore pulsante del capoluogo lombardo, si scatena l’ennesimo episodio che ci ricorda quanto la realtà possa essere più assurda di qualsiasi fiction. Una rissa, qualche colpo di pistola scambiato forse più per uno scherzo di cattivo gusto, e una descrizione che potrebbe far pensare a un remake de “I Soprano”: un SUV, un uomo di colore, maglietta verde — l’immagine di Bakayoko, in tutta la sua innocenza calcistica. La sala operativa, con il suo repertorio di drammi di seconda mano, diffondeva la nota: “Ricercasi persona armata e coinvolta in rissa con sparatoria”. E l’eroe? Un tizio con le caratteristiche di Bakayoko, che però si limiterà, incredibilmente, a seguire le procedure.
I dettagli di una commedia all’italiana
Ora, bisogna dirlo: niente di nuovo sotto il sole milanese, dove le forze dell’ordine si sono comportate come in un film di serie B, e non come se fosse il 2023. La spiegazione ufficiale, fornita da Girolamo Lacquaniti, funzionario dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, è che tutto sia stato, come dire, “molto rumore per nulla”. Bakayoko, il nostro improbabile protagonista, è arrivato alla scena con una calma olimpica, prendendosi cura di non offendere l’onore della divisa, e ricevendo perfino dei complimenti per la sua collaborazione. Perché, forse, ci aspettiamo ormai che gli italiani, anche nelle situazioni più improbabili, siano modello di pazienza e autoironia.
Il ruolo dell’ironia: tra sarcasmo e ammirazione
Non ci illudiamo che questa scena, più vicina a un episodio di caricatura che a una normale operazione di polizia, abbia insegnato qualcosa veramente di nuovo. È solo un altro pezzo di quella grande macchina che è la comunicazione ufficiale italiana: dilatare la realtà fino a renderla quasi surreale, e poi infilarci dentro qualche complimentino per fare credere che tutto sia sotto controllo. Che Bakayoko avesse i tempi, i modi e i mezzi di un cittadino modello? Ma dai! La vera magia sta nel fatto che un episodio del genere, con le sue luci e ombre, diventa il simbolo di una società che si diverte a riflettere su se stessa, tra polemiche, meme e qualche sana riflessione sulla nostra capacità di ridere di tutto — anche, o soprattutto, di noi stessi.
Il calcio, naturalmente, ci mette del suo: eroe e villain in un colpo solo, Bakayoko ha avuto modo di dimostrare che, anche quando si pensa di essere nel bel mezzo di un’operazione di restauro della propria immagine pubblica, basta un pomeriggio milanese per riscoprire la vera natura dell’umorismo italico. Che sì, spesso è cinico, a volte autoironico, ma sempre capace di sorprenderci. Tra un dribbling e l’altro, forse il vero insegnamento di questa vicenda sta proprio nel capire che il confine tra il serio e il faceto in questa città è così sottile che basta poco per passarci sopra senza nemmeno accorgersene.
Forse, alla fine, è tutto un gioco di specchi, dove ci divertiamo a cambiare le carte in tavola senza mai perdere di vista il fatto che il vero spettacolo, banalmente, siamo noi stessi. Che ci sia o meno un GM in campo, Milano ha già vinto la sua partita: quella di farci sorridere, anche quando tutto sembra andare storto, perché la vera forza sta proprio nel saper distinguere il serio dal faceto, senza prendersi troppo sul serio, e senza perdere il senso della misura, anche di fronte a scenari che potrebbero far tremare i polsi ai più cow-boy.








