Benvenuti nella magnifica epopea del Milan, quella che potremmo definire una saga epica di fallimenti annunciati, colpi di scena di bassa lega e scenari di classificazione praticamente da invitati ad una festa di compleanno senza torta. La squadra che, nella sua infinita sapienza, decide di farsi male da sola, lasciando al pubblico un quadro così pietoso da far sembrare un dramma di opere teatrali di quarta categoria un capolavoro di Shakespeare.
Il miracolo mancato di Maignan e i suoi tirelli
Partiamo dal portiere, perché, ammettiamolo, chi altro può essere il simbolo di questo caos organizzato? Maignan, l’eroe che ha fatto gridare al miracolo in passato, questa volta si limita a respingere di pugno un pallone velenoso di Malen, quasi a voler sottolineare che anche i miracoli si scordano di fare il bis. Eppure, tra un rigore subito e qualche rete evitabile, il suo voto si ferma a 5,5. Probabilmente pensa ancora al primo tempo, dove ha evitato il peggio, sperando forse che l’intera partita si dimenticasse in fretta.
Il disastro in difesa: tra Calabria e Thiaw
Calabria, invece, sembra aver deciso di scrivere un manuale su come rovinare una partita con un fallo ingenuo, regalando così il rigore al Dortmund. Dopo aver controllato con sufficienza Mbappé in stagione, questa sera si lascia sfuggire lo sgusciante Bynoe-Gittens come se fosse un giocattolo rotto. La sua performance si assorted di un gol divorato tutto solo, una di quelle occasioni che rimarranno impresse come simbolo di un Milan allo sbando. E il disastro nella ripresa prosegue, con il secondo e il terzo gol dei Tedeschi che sembrano più frutto di un’alleanza tra sciagure e disattenzione piuttosto che di un vero attacco da ricordare.
Il percorso tra infortuni e ingenuità
Thiaw, dal canto suo, cerca di mettere una pezza alla propria disattenzione, ma anche lui sembra essere vittima di un destino cinico e baro: si infortuna nel momento peggiore, lasciando il campo a Krunic, che subito si rivela il classico cambio che non cambia nulla, se non la serietà del proprio disastro. E while the gang continues to fall apart, Tomori tries to salvage some dignity, ma anche il suo impegno non può nascondere le crepe di una difesa troppo fragile per reggere l’uragano tedesco.
Il capitolo degli attaccanti: tra spaventi e promettenti tentativi
Se il reparto offensivo milanista si può criticare, almeno dà qualche speranza con Chuckwueze, il quale, tra svenimenti e dribbling, riesce a riportare il punteggio in parità, candendo al ruolo di eroe di giornata contro ogni previsione. E mentre lui fa il possibile, Giroud si perde in un rigore che è più una poesia triste di una conclusione decisa. L’errore dal dischetto, come un campanello d’allarme, evidenzia quanto la squadra dipenda troppo dalla fortuna, quella stessa che invece sembra aver deciso di voltare le spalle a Milano.
Il finale da sipario triste e il tentativo di rimediare
Krunic subentra e si rivela il simbolo di questa disfatta, subendo due gol come se fosse un semplice agosto laziale. Jovic tenta di rianimare l’onore con un palo che avrebbe potuto essere il salvatore, ma la sua buona volontà rimane lontana anni luce dalla concretezza, come un sogno svanito troppo presto. Pioli, il mister sovranazionale del disastro, prova a rimescolare le carte con Jovic e Traoré, ma il risultato è una partita che si conclude tra urla di frustrazione e qualche rimpianto amaro. Alla fine, ci si rende conto che il Milan, con tutte le sue crepe e le sue debolezze, ha deciso di autoghettarsi tra gli insuccessi, lasciando gli spalti e il pubblico a contemplare un fallimento che sembra più una scelta consapevole che un episodio di casualità.








