Benvenuti nel meraviglioso mondo del calcio italiano, dove ogni partita è una commedia tragica e ogni vittoria un miracolo statisticamente improbabile. Oggi ci addentriamo in quella che potremmo definire una delle più affascinanti esibizioni di fotocopia calcistica: la sfida Verona-Milan, conclusasi con il punteggio di 0-1, una vittoria che serve forse più a blindare una qualificazione in Champions che ad offrire uno spettacolo degno di questo nome.
Il Milan: tra miglioramenti inesplorati e mediocrità confortante
Il Milan, squadra che forse ormai ha abbastanza esperienza per capire che la vittoria a Verona è più un bene che un male, ha deciso di mantenere la sua tradizione di vittorie risicate e spettacoli poco memorabili. Maignan, il portiere francese, si distingue nel suo ruolo come un faro nella nebbia, soprattutto nel primo tempo, quando dice a Belghali di fermarsi, dimostrando che un portiere di livello è forse l’unico elemento capace di tenere desta l’attenzione in questo campionato privo di vere sorprese.
Il capitolo difesa si apre con Tomori, che seppur abbia meno bisogno di fare il suo mestiere rispetto a un pompiere, si limita a qualche chiusura corretta, senza particolari eccessi: insomma, sufficiente ma poco memorabile. Gabbia, invece, si presenta come il miglior attore in questa compagnia di charlatani, tanto che il suo gol annullato diventa la scena più emozionante di tutta la telenovela, anche se, forse, avrebbe meritato di essere convalidato, tanto per aggiungere un po’ di pepe in un piatto già di per sé insipido.
Verona: il sogno di una squadra di cartapesta
La squadra locale, il Verona, si presenta come il perfetto esempio di come si possa fallire con stile, o meglio, senza nemmeno imbroccare la direzione giusta. Belghali si leva come protagonista assoluto del suo episodio, messo in soggezione davanti a Maignan, e si relega nel ruolo di comparsa tra le righe di questa triste rappresentazione calcistica. Peccato, perché la città di Verona meriterebbe di più, magari anche solo un pallone che rotola con un minimo di criterio.
Le gerarchie di una gara senza arte né parte
È inutile negarlo: ciò che emerge da questa partita è la sostanziale mancanza di folclore, di inventiva e di imprevisti. Il calcio italiano sembra ormai più simile a una routine di corsa sui tapis roulant che a una competizione appassionante, dove il risultato finale non è più tanto importante quanto il modo in cui si raggiunge. La vittoria del Milan, così, diventa una sorta di certificato di sopravvivenza, un attestato che dice:








