Benvenuti nel meraviglioso mondo del calcio moderno, dove il pallone si rotola più spesso che nelle sognanti campagne toscane, ma dove, incredibilmente, si gioca sempre meno Italia. Ah, la dolce illusione di uno sport nazionale, ormai relegato a qualche sparuto pezzo di storia e a qualche sporadico campione di riserva. Se pensavate che la Serie A fosse l’apice della carriera sportiva in Italia, preparatevi a scoprire che il primo obiettivo sembra essere convincere i calciatori a giocare meno. Sì, meno. Perché tra un grave rischio di infortunio e l’altro, e tra un calendario infuocato e una ramificazione di partite inutili, si inizia a percepire che forse il nostro amato campionato ha bisogno di una spa, non di un nuovo trofeo.
Troppe partite, troppe scuse
Il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, Umberto Calcagno, ha deciso di scuotere le acque stagnanti del pallone con un’illuminata proposta: meno partite, più salute. D’altronde, sembra che il grande problema non siano le strategie innovative o i budget faraonici, ma il fatto che i giocatori siano costretti a presentarsi in campo come delle caricature di se stessi, tra un infortunio e l’altro, con meno di quattro giorni di recupero e un calendario che sfiora il sadismo. La risposta? Rivisitare le finestre della FIFA, ridurre la pressione, e forse, chissà, farci qualche risata per l’ironia di una situazione ormai diventata una commedia di livello internazionale.
Superlega, l’ironia finale
Ma la festa non si ferma qui. La regina delle provocazioni, Giorgio Chiellini, si schiera al fianco di chi vuole ridurre il carico di lavoro e giocare meno, ma meglio. E cosa ci offre di meglio di questa fantasia? La possibilità di aumentare (sì, aumentare) le risorse economiche, senza per forza cadere nel solito paradosso del








