Ah, l’eterna magia di San Siro, quel luogo sacro dove il calcio si trasforma in una soap opera degna dei drammi più stellari. Questa volta, però, il protagonista è il Milan, o meglio, due rossoneri che sembrano aver deciso di tradire la loro stessa maglia come se fosse un vizio di famiglia. La Juve, col suo solito piacere sadico, espugna il campo con la maestria di un conquistatore in vacanza, lasciando un San Siro in silenzio più gelido di una giornata di novembre a Milano.
Il ritorno del portiere, tra applausi e devastazioni
Miranète, l’eroe quasi dimenticato, indossa di nuovo i guanti da titolare e sembra quasi un decano dei portieri, con la calma da monaco zen che pochi possono vantare. La sua performance? Un mix di miracoli e disastri, come una partita di quattro quarti di horror e un finale puntuale come un orologio svizzero. La deviazione di Krunic è la ciliegina sulla torta di un disastro annunciato, e se il suo intervento su Vlahovic al 83′ può essere considerato una parata, allora sì, almeno ha dignità. Alla fine, la sua prova si ricorderà come quella di un uomo che, anche in disfatta, ha mostrato i muscoli del suo mestiere.
Difesa in crisi: tra errori e rosso clamoroso
Ah, la difesa! Un componimento di Ferrara di quinta elementare: Calabria che si presenta con un tocco di slapstick involontario, e Thiaw che decide di farci una versione moderna del fallimento da ultimo uomo, con tanto di rosso in stile








