Ah, il Milan, quella squadra che, come una star millenaria e un po’ svanita, cerca ancora di brillare tra le luci del calcio europeo. Ma purtroppo, il suo spettacolo in questa occasione non ha fatto altro che confermare tutto ciò che i critici più sarcatici avevano già previsto: un ensemble di giocatori che, piuttosto che una squadra, sembrano un tetro e mal assortito cast di figuranti in un film di serie B.

Il teatrino di Mignani: tra palo, miracoli e rassegnazione

Partiamo dal buon Maignan, che a quanto pare ha deciso di mettere in mostra le sue doti di acrobata, inchinandosi due volte nei primi dieci minuti. Un vero e proprio spettacolo di danza moderna, con un finale triste: il pallone in fondo al sacco senza nemmeno un capovolgimento di scena degno di nota. Il portiere francese, invece di essere il baluardo, sembra aver deciso di usare il gol come ispirazione per le sue future performance. Al quarto d’ora, il palo si erge come il simbolo di una serata storta, mentre il raddoppio di Mkhitaryan sembra arrivare come una motion graphic troppo semplice in un film che non ha più un senso.

La difesa che fa colazione con le amnesie

La vera star del disastro milanista, però, è Calabria, capitano e difensore di lungo corso, che si presenta sulla scena come il protagonista di un monologo tragicomico. I suoi interventi difensivi sono più simili a sketch di cabaret, con un bruciante errore di valutazione che permette a Di Marco di mettere in mezzo il suo cross e a Mkhitaryan di segnare il raddoppio. L’idea di tentare un tacco su un cross di Messias a pochi minuti dalla fine? Un esempio perfetto di come il talento (o forse il pressapochismo) possa sfiorare la comica involontaria.

Il mistero delle sostituzioni e delle scelte di Pioli

Pioli, grande visionario forse più affascinato dall’effetto visivo delle sue idee, decide di gettare nella mischia Thiaw, un gigante di nome e di fatto, sperando di risollevare le sorti del Milan. Purtroppo, il risultato è più simile a un tentativo di impagliatura della squadra che a una strategia tattica efficace. E anche il suo attacco, ridotto ormai a una comparse senza luce propria, si perde in un mare di mancate occasioni e di aspettative disilluse.

Il capolavoro del fallimento: le performance individuali

Kjaer, tra i più promettenti, sembra aver dimenticato come si difende senza incartarsi in errori clamorosi. La sua leadership, che avrebbe potuto essere il faro della retroguardia rossonera, si rivela più come una serie di comunicazioni di emergenza. Tomori, invece, si presenta come il classico pendolo che danza tra errori e rimpianti, con lo spettro del rigore e di scontri tra compagni che rende il quadro ancora più paradossale. Senza contare Hernandez, il cui nome dovrebbe essere sinonimo di velocità e spinta, ma che in questo match si trasforma in un fantasma che vaga senza completare il suo ruolo.

Il centrocampo fantasma e l’attacco invisibile

Tonali e Krunic, che si aspettavano di essere i pilastri di questa squadra, sembrano più degli acrobati senza rete, capaci di qualche tiro che sfuma nel nulla. La loro incapacità di fermare l’onda interista e di creare un minimo di azione pericolosa rivela una fragilità strutturale che fa paura. Diaz, l’unico che avrebbe potuto portare un tocco di vita, si ritrova troppo spesso a convergere in un ruolo di vittima sacrificale, senza mai trovare la via verso la porta. La sua avventura rischia di essere il riassunto perfetto di un Milan che si scuote solo a intermittenza, e sempre troppo tardi.

In un crescendo di delusione e di prestazioni che più che sportive sembrano testi di un’opera teatrale tragicomica, il Milan sembra aver deciso di regalare un derby nostalgico ai tifosi nerazzurri. La verità è che, tra errori evitabili, scelte discutibili e una squadra che si sbriciola sotto la pressione, il sogno di risalire la classifica sembra ormai un’utopia. E mentre i tifosi si chiedono se la lucida follia di Pioli e dei suoi ragazzi possa ancora salvare qualcosa di questa stagione, forse è il momento di ammettere che, a volte, il fallimento più grande è quello di non volerlo ammettere.

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui